Eres tu Papà?
Eres tu Papà?

Eres tu Papà?

“Eres tu papà?” è un film sorprendente.
Sorprende per il paese di produzione, Cuba (di certo non un luogo con grandi mezzi a disposizione, figuriamoci per il cinema).
Sorprende perchè a fronte di una impalcatura minimale, semplice, a tratti scarna, sia nato un piccolo gioiellino.
Quando si ha qualcosa da dire e il talento per farlo, non c’è davvero bisogno di niente.

La storia si dipana sullo sfondo di una desolata landa, comune a qualunque paese Sudamericano (presumibilmente proprio Cuba), costellata da stamberghe isolate e pochi squallidi centri abitati.
Nella quasi totale miseria, vivono il protagonista padre di famiglia con moglie e figlia.

Le emozioni distorte sono il cardine del film, come il desiderio che si trasforma in malata possessione.
Capiamo fin da subito che il patriarca “possiede” letteralmente la propria famiglia. Obbliga la moglie a vivere segregata in casa con le caviglie legate da un cordino che ne limita i movimenti ma risulta permissivo e affettuoso con la figlia, manipolandola tramite una strisciante e costante minaccia di punirla come sua madre. Non è dato sapere perchè tratti in quel modo la moglie e non è importante ai fini della storia.

Stasera ti faccio mangiare solo perchè lei mi ha pregato.

Il personaggio del marito/padre è uno psicopatico per eccellenza, considera la sua famiglia “oggetti” e come tali ne dispone, è minaccioso, manipolatore, violento non solo fisicamente; è in grado di esercitare un potere di controllo psicologico tale, da essere stato in grado di soggiogare due persone a tal punto da schiacciarle e romperle definitivamente.
Il lavoro di costruzione della psicologia dei personaggi è sorprendente, in particolare delle due donne. Ogni parola, ogni azione, anche quella più assurda, è esattamente quella che farebbe nella realtà una persona vittima di tali angherie. Sono così credibili nel loro essere passive, inerti, deboli che ti fanno provare più di una volta un moto di rabbia nei loro confronti, tanta sarebbe la voglia di scuoterle e risvegliarle.

Ad un certo punto del film, il marito/padre padrone, scompare.

Ma quella che potrebbe essere la possibilità di salvezza verso una agognata libertà, risulterà essere l’inizio della fine.
Tutti sanno cosa è capitato al subdolo personaggio tranne la figlia, che da vittima plagiata non riesce a farsene una ragione, finalmente libera ma completamente persa e confusa.
Un incontro fortuito porterà la ragazzina a praticare loschi riti magici popolari, nella speranza di far tornare a sé lo spirito del padre.

Quello che accadrà da qui in poi è una delle trasformazioni più spietate e terrificanti che abbia mai visto sullo schermo.

Da spettatore ti ritrovi immerso in un clima soffocante, stantio, come essere costretti a muoversi nella melassa. Ci si ritrova coinvolti nelle vicende familiari e tutto quello a cui si assiste è maledettamente realistico.
Poco importa che si possa dare più di una interpretazione alla storia: processo di trasmutazione o possessione fisica? La certezza è che si resta attratti fino alla fine e nessuno si attende lieti eventi.

Perchè questo è un film in cui la speranza non è di casa.

 

Paese: Cuba
Regia: Rudy Riveròn Sànchez
Anno: 2018
Impressione: Un pugno nello stomaco