Gaslight
Gaslight

Gaslight

Nel 1944 uscì un film diretto da George Cukor dal titolo “Gaslight”, con protagonisti Ingrid Bergman e Charles Boyer, in Italia conosciuto con il nome di “Angoscia”.

Il film ruota attorno ad una fresca coppia di sposi ed ai tentativi diabolici del marito (Charles Boyer) di manipolare psicologicamente la giovane moglie (Ingrid Bergman).

Modificando elementi dell’ambiente di casa, come spostare alcuni oggetti di posto, far sparire e ricomparire accessori incolpando la moglie dell’accaduto, ed abbassare le luci a gas della casa in certi orari (da qui il nome originale “Gaslight”) facendo credere alla moglie di essersi immaginata tutto, il machiavellico coniuge cerca imperterrito di portare la sua compagna alla follia.

Vivere isolati in casa, rompere ogni legame familiare, annullare qualunque occasione sociale e creare un clima di paranoia nei rapporti con la servitù, sono gli ultimi elementi decisivi per far crollare definitivamente i nervi della povera Ingrid Bergman.

La ragione è presto detta, far dichiarare la moglie inferma di mente e farla internare in manicomio, così da mettere le mani sui beni della consorte.

Beni tra cui sono compresi dei preziosi gioielli appartenuti alla zia della ragazza, che Charles Boyer sta cercando da anni e per cui aveva già ucciso.

Nel film incontreremo un sempre gran signore Joseph Cotten, ispettore di Scotland Yard e risolutore dell’enigma, e una giovanissima Angela Lansbury (la sempre mitica Jessica Fletcher) nel ruolo di una aspra cameriera.
La pellicola è un adattamento di un’opera teatrale del 1938 del drammaturgo britannico Patrick Hamilton, di cui era già stato fatto un adattamento cinematografico nel 1940.

Ma è questa versione magistralmente diretta ed interpretata, a decretarne il successo definitivo.

Un aneddoto interessante è che proprio grazie a questo film, si diffuse il termine colloquiale “gaslighting” (in italiano si potrebbe definire “manipolazione psicologica maligna”), termine che si ritrova anche nella letteratura clinica.

Il “gaslighting” è una forma subdola e violenta di manipolazione psicologica attraverso la quale il manipolatore, cerca di far dubitare la vittima della sua stessa memoria e percezione, tramite l’uso di false informazioni, negando la realtà che la circonda o mettendo in scena eventi fittizi con l’intenzione di disorientare la vittima.

Il “gaslighter”, ovvero il manipolatore responsabile di tali abusi, soffre di un vero e proprio disturbo psicologico che in genere viene riscontrato in una personalità sociopatica o narcistica patologica, il cui primo fine è quello di totale dominazione sull’altro.

“Hush, Hush, Sweet Charlotte”, 1964

In ambito cinematografico il “gaslighting” è stato sfruttato parecchie volte, solitamente con l’intento più teatrale di far impazzire la vittima designata per ottenerne il possesso o la gestione dei beni patrimoniali, come ad esempio in “Hush Hush Sweet Charlotte” del 1964 con Bette Davis.
Ma non mancano esempi in cui il “gaslighting” viene usato con l’unico intento di fare del male alla vittima, per provare piacere nel vederla soffrire, come ad esempio nel più recente “The Lodge” uscito nel 2019.

“The Lodge”, 2019

Casualmente ho scelto due film che sono legati da un particolare.
Mai e dico MAI, fare “gaslighting” ad una persona con seri problemi psicologici.
Non vi conviene.

Paese: USA
Regista: George Cukor
Anno: 1944
Impressione: Un grande classico